Dal rischio alla consapevolezza: come riconoscere i campanelli d’allarme del gioco d’azzardo problematico
In Italia quasi 3 milioni di persone hanno un profilo di gioco a rischio o problematico: ecco i segnali da riconoscere, perché è così difficile fermarsi e dove rivolgersi per chiedere aiuto.
Nel 2025 la raccolta complessiva del gioco pubblico in Italia ha raggiunto i 165,3 miliardi di euro, generando un gettito erariale di circa 11,4 miliardi [1]. Dietro questi numeri ci sono milioni di persone e, per una parte di loro, il gioco smette progressivamente di essere un semplice passatempo. Può trasformarsi in un comportamento difficile da controllare, capace di coinvolgere la salute mentale, le relazioni familiari, il lavoro e la gestione del denaro.
La strada per la consapevolezza è lunga, ma bisogna riconoscere i segnali.Uno studio epidemiologico condotto dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2017-2018 su un campione rappresentativo della popolazione adulta ha stimato che il 2,8% degli italiani maggiorenni, circa 1,4 milioni di persone, presentasse un profilo di gioco a rischio moderato. Un ulteriore 3%, pari a circa 1,5 milioni di persone, mostrava invece un profilo di gioco problematico [2]. Questi dati derivano da uno strumento di screening e non equivalgono necessariamente a una diagnosi clinica, ma descrivono un’area di vulnerabilità molto ampia.
La distanza tra la diffusione dei comportamenti a rischio e il numero di persone che arrivano ai servizi di cura deve essere interpretata con cautela, perché gli studi di popolazione e i dati sulle prese in carico misurano fenomeni differenti. Rimane però evidente che molte persone con difficoltà legate al gioco non chiedono aiuto. Il mancato accesso ai servizi può dipendere dalla difficoltà nel riconoscere il problema, dalla vergogna, dallo stigma o dalla convinzione di poter recuperare autonomamente il controllo.
Il fenomeno riguarda anche le generazioni più giovani. Secondo la Relazione annuale al Parlamento del 2026, nel 2025 il 64% degli studenti tra i 15 e i 19 anni aveva giocato d’azzardo almeno una volta nella vita e il 60% lo aveva fatto nell’ultimo anno. Più di 340mila studenti, pari a circa il 14%, riferivano inoltre di aver giocato online. Anche tra gli 11 e i 13 anni emergevano comportamenti di gioco a rischio o problematici, nonostante il gioco d’azzardo sia vietato ai minori [3].

Per comprendere questi dati è importante distinguere il gioco occasionale dal disturbo da gioco d’azzardo. Dal 2013 quest’ultimo è classificato nel DSM-5 tra i disturbi correlati a sostanze e i disturbi da addiction ed è riconosciuto come una dipendenza comportamentale [4]. È caratterizzato da un comportamento persistente e difficile da controllare, che continua nonostante le conseguenze negative e può compromettere progressivamente la vita personale, familiare, lavorativa ed economica. Non è quindi un vizio, un tratto del carattere o una semplice mancanza di forza di volontà.
I segnali da osservare
I campanelli d’allarme non compaiono necessariamente tutti insieme e la presenza di un singolo comportamento non basta per formulare una diagnosi. È soprattutto la loro persistenza, il progressivo aumento e l’impatto sulla vita quotidiana a rendere la situazione meritevole di attenzione. I segnali possono riguardare contemporaneamente il comportamento di gioco, la gestione del denaro e la vita emotiva e relazionale.
Uno dei primi cambiamenti riguarda il tempo e lo spazio occupati dal gioco. La persona può iniziare a giocare più frequentemente, dedicare al gioco una parte crescente della giornata o essere spesso assorbita dal pensiero delle giocate passate e future. Può sentire il bisogno di aumentare progressivamente le somme puntate per provare la stessa eccitazione, tentare più volte di ridurre o interrompere il gioco senza riuscirci e diventare irrequieta o irritabile quando cerca di smettere.
Un altro segnale significativo è la rincorsa delle perdite: dopo aver perso del denaro, la persona torna a giocare con l’obiettivo di recuperarlo. Il tentativo di compensare una perdita attraverso nuove giocate può però produrre altre perdite e alimentare un circolo sempre più difficile da interrompere [4][5].
Con il tempo, i cambiamenti diventano spesso visibili anche nella gestione economica. La persona può spendere più di quanto possa permettersi, utilizzare denaro destinato alle spese quotidiane, chiedere prestiti o affidarsi agli altri per affrontare le difficoltà finanziarie causate dal gioco. Possono comparire debiti, richieste di denaro sempre più frequenti, spiegazioni poco chiare sulle spese o una crescente segretezza intorno a conti, movimenti bancari e somme giocate.
Non è la singola spesa insolita a indicare necessariamente un problema. A meritare attenzione sono soprattutto la perdita di controllo, l’aumento progressivo delle somme utilizzate e la necessità di nascondere ciò che sta accadendo.
La dimensione emotiva e relazionale
Il gioco può inoltre assumere una funzione emotiva. In alcuni casi non viene più utilizzato soltanto per divertirsi, ma come modo per allontanarsi temporaneamente da stress, ansia, tristezza, solitudine, senso di colpa o altre emozioni difficili. Il sollievo può essere immediato ma breve e, una volta terminato, alle emozioni iniziali si aggiungono spesso le preoccupazioni legate alle perdite.
Anche la vita relazionale può cambiare. La persona può isolarsi progressivamente, perdere interesse per attività che prima considerava piacevoli, sottrarre tempo ad amici e familiari o mostrare cambiamenti d’umore collegati alle vincite e alle perdite. Quando qualcuno prova ad affrontare l’argomento, può minimizzare la situazione, negare il problema o reagire con irritazione. Bugie e segreti, inizialmente utilizzati per evitare il giudizio o il conflitto, rischiano così di aumentare ulteriormente la distanza dalle persone vicine.
I diversi percorsi verso il gioco problematico
I percorsi che possono condurre al gioco problematico, tuttavia, non sono uguali per tutti. Il modello proposto nel 2002 da Alex Blaszczynski e Lia Nower distingue tre possibili profili [6].
Comportamentalmente condizionato
Il problema si sviluppa soprattutto attraverso l’esposizione ripetuta al gioco, i meccanismi di apprendimento e alcune convinzioni distorte, senza che sia necessariamente presente una particolare vulnerabilità psicologica precedente.
Emotivamente vulnerabile
Il gioco viene utilizzato per regolare o attenuare stati d’animo negativi, spesso in presenza di ansia, depressione, bassa autostima o difficoltà nella gestione dello stress.
Impulsivo e antisociale
Le difficoltà nel controllo degli impulsi non riguardano soltanto il gioco, ma possono essere presenti anche in altri ambiti della vita [6].
Questi profili non sono categorie rigide nelle quali inserire automaticamente una persona. Rappresentano piuttosto una chiave di lettura per comprendere come lo stesso comportamento possa essere sostenuto, in persone diverse, da meccanismi differenti.
Perché è difficile fermarsi
Per riconoscere il problema è utile comprendere anche che cosa renda il gioco così persistente. Una delle sue caratteristiche centrali è l’incertezza: la persona non sa quando arriverà una vincita né quale sarà il suo valore.
Gli studi sui sistemi dopaminergici mostrano che il cervello non risponde soltanto alla ricompensa, ma anche all’incertezza che la precede. La possibile comparsa di una ricompensa mantiene elevata l’attenzione e può favorire la ripetizione del comportamento, anche quando le vincite sono rare [7].
Nel gioco d’azzardo questo meccanismo può essere rafforzato dai cosiddetti near miss, cioè i quasi successi. È ciò che accade, per esempio, quando su una slot machine compaiono due simboli vincenti su tre. Dal punto di vista economico si tratta di una perdita, ma il risultato può essere percepito come vicino alla vittoria.
Una ricerca condotta da Luke Clark e colleghi ha mostrato che i quasi successi possono coinvolgere circuiti cerebrali associati all’elaborazione delle vincite e aumentare la motivazione a continuare a giocare [8]. La sensazione di essere arrivati vicino al risultato può quindi alimentare l’idea che valga la pena fare un altro tentativo.
Le distorsioni cognitive che alimentano il gioco
Il gioco problematico può modificare anche il modo in cui vengono interpretati il caso, le vittorie e le sconfitte. Due delle distorsioni cognitive più studiate sono l’illusione di controllo e la fallacia dello scommettitore.
L’illusione di controllo è la tendenza a sovrastimare la propria capacità di influenzare un evento determinato dal caso. È stata studiata già nel 1975 dalla psicologa Ellen Langer. In uno dei suoi esperimenti, le persone a cui era stato permesso di scegliere personalmente il proprio biglietto della lotteria chiedevano una somma più elevata per rivenderlo rispetto a quelle che avevano ricevuto un biglietto assegnato casualmente. La possibilità di scegliere sembrava attribuire al biglietto un valore maggiore, nonostante non modificasse in alcun modo la probabilità di vincita [9].
La fallacia dello scommettitore consiste invece nella convinzione che, dopo una serie di perdite, una vincita sia diventata più probabile o sia ormai “dovuta”. In realtà, quando le giocate sono indipendenti, i risultati precedenti non modificano la probabilità della giocata successiva.
Queste distorsioni possono contribuire al mantenimento del gioco problematico perché portano a sovrastimare il proprio controllo sugli esiti, a interpretare i quasi successi come segnali incoraggianti e a continuare a giocare nel tentativo di recuperare il denaro perso [10].
Nella vita quotidiana questi meccanismi possono emergere attraverso frasi come “prima o poi deve uscire”, “ho capito come funziona”, “stavolta ero davvero vicino” oppure “devo soltanto recuperare quello che ho perso”. Non è la singola espressione a indicare un disturbo, ma la sua ripetizione insieme a comportamenti sempre più rischiosi. Le parole possono diventare il modo attraverso il quale la persona cerca di rendere ragionevole, a sé stessa e agli altri, la necessità di continuare a giocare.
Dal riconoscimento alla richiesta di aiuto
Chi vive accanto a una persona con un problema di gioco può accorgersi dei cambiamenti prima che venga formulata una richiesta di aiuto. Orari insoliti, preoccupazione crescente per il denaro, irritabilità, assenze, segretezza e progressivo allontanamento dalle attività familiari o sociali possono essere segnali visibili anche dall’esterno.
Questo non significa che familiari e amici debbano controllare, accusare o formulare diagnosi. Un confronto basato sul giudizio può aumentare la vergogna e la chiusura. È generalmente più utile partire da comportamenti concreti, descrivendo ciò che è stato osservato e le conseguenze che sta producendo: il denaro che manca, le bugie, l’isolamento, i debiti o i ripetuti tentativi falliti di smettere.
Mantenere aperto il dialogo non significa minimizzare ciò che sta accadendo, ma affrontarlo senza ridurre la persona al suo comportamento.
Quando e come chiedere aiuto
Non esiste un numero preciso di campanelli d’allarme oltre il quale sia obbligatorio chiedere aiuto. È opportuno rivolgersi a un professionista quando il gioco diventa difficile da controllare, quando aumentano il tempo e il denaro impiegati, quando compaiono bugie, prestiti o debiti oppure quando il comportamento inizia a compromettere il benessere psicologico, il lavoro e le relazioni.
Non è necessario aspettare che la situazione sia completamente fuori controllo. Un intervento precoce può limitare le conseguenze economiche, emotive e relazionali e rendere più accessibile il percorso di cambiamento.
In Italia è attivo il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo, 800 558822, un servizio di counselling telefonico dell’Istituto Superiore di Sanità. Il servizio è nazionale, anonimo e gratuito ed è rivolto sia alle persone che hanno difficoltà con il gioco sia ai loro familiari e amici. Offre ascolto, informazioni e orientamento verso le risorse territoriali ed è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle ore 16:00 [11].
Sul territorio sono inoltre presenti i Servizi per le Dipendenze delle ASL, comunemente indicati come SerD, ai quali è possibile rivolgersi per ricevere informazioni e avviare un percorso di valutazione e trattamento. Le modalità di accesso possono variare a seconda del servizio e del territorio.
Hai bisogno di aiuto adesso?
Se tu o una persona a te vicina state attraversando un momento di difficoltà legato al gioco, non siete soli. Esistono servizi gratuiti, anonimi e gestiti da professionisti.
-
Telefono Verde – ISS
Gratuito, anonimo, lun-ven 10-16
-
Giocatori Anonimi
Gruppi di supporto in tutta Italia
-
Gam-Anon (familiari)
Supporto per chi sta accanto
Un supporto specialistico permette di comprendere non soltanto quanto il gioco sia diventato problematico, ma anche quale funzione stia svolgendo nella vita della persona: ricerca di eccitazione, tentativo di gestire emozioni dolorose, difficoltà nel controllo degli impulsi o combinazione di più fattori.
Riconoscere un problema di gioco significa osservare con maggiore chiarezza ciò che sta accadendo. Se il gioco d’azzardo riguarda direttamente te o una persona a cui vuoi bene, parlarne con un professionista o contattare un servizio specializzato può essere un primo passo concreto.
Fonti
- Ministero dell’Economia e delle Finanze (2026). Relazione sul settore dei giochi pubblici. Anno 2025. Doc. CCXLVI, n. 1, XIX Legislatura.
- Pacifici R., Mastrobattista L., Minutillo A., Mortali C. (a cura di) (2019). Gioco d’azzardo in Italia: ricerca, formazione e informazione. Risultati di un progetto integrato. Roma: Istituto Superiore di Sanità, Rapporti ISTISAN 19/28.
- Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze (2026). Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia. Anno 2026 – dati 2025.
- American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Fifth Edition. Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
- Istituto Superiore di Sanità (s.d.). FAQ – Uscire dal gioco.
- Blaszczynski A., Nower L. (2002). A pathways model of problem and pathological gambling. Addiction, 97(5), 487–499. DOI: 10.1046/j.1360-0443.2002.00015.x.
- Fiorillo C. D., Tobler P. N., Schultz W. (2003). Discrete coding of reward probability and uncertainty by dopamine neurons. Science, 299(5614), 1898–1902. DOI: 10.1126/science.1077349.
- Clark L., Lawrence A. J., Astley-Jones F., Gray N. (2009). Gambling near-misses enhance motivation to gamble and recruit win-related brain circuitry. Neuron, 61(3), 481–490. DOI: 10.1016/j.neuron.2008.12.031.
- Langer E. J. (1975). The illusion of control. Journal of Personality and Social Psychology, 32(2), 311–328. DOI: 10.1037/0022-3514.32.2.311.
- Clark L., Wohl M. J. A. (2022). Langer’s illusion of control and the cognitive model of disordered gambling. Addiction, 117(4), 1146–1151. DOI: 10.1111/add.15649.
- Istituto Superiore di Sanità (s.d.). Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo – 800 558822.